28.11.14

GIANNI LANNES A VITTORIO VENETO


EMILIANO: IL NUOVO GOVERNATORE PIDDI’ DEL FEUDO DI PUGLIA



di Gianni Lannes


Ecco il sud del sud, dove si coltiva il sottosviluppo istituzionale che alimenta il crimine organizzato dei colletti bianchi e della manovanza di strada. In altri termini, una colonia nella colonia della periferia imperiale, targata nuovo ordine mondiale. Allora, bentornati nell’ex isola felice dei palloni gonfiati di retorica e dei fantocci telecomandati in salsa levantina. Mentre il presidente regionale uscente Nicola Vendola, il sedicente ecologista Nichi, è stato rinviato a giudizio e risulta sotto processo a Taranto per aver favorito l’inquinamento dell’Ilva dei Riva, mandano in onda l’americanata delle primarie, pagata un euro a cranio da quei fessi dei sudditi-elettori (sic!), trattati come analfabeti che al massimo possono mettere una croce sul candidato imposto dal solito sistema. Cittadine e cittadini di questa provincia per gli autoreferenziali politicanti hanno l'anello al naso.

Il candidato alla successione è noto da un lustro, e in attesa di dargli il tronuccio da governatore gli hanno elargito la poltroncina di assessore in quel di San Severo. L'amico Andrea Pazienza si rivolterà nella tomba. Politicamente corretto? Le macerie causate dalla pessima politica svendoliana sono evidenti in tutta la regione, ma di questo stranamente non si discute seriamente, a nessun livello e meno che mai nel senso comune. I giochi sono già fatti da un bel pezzo, a parte le manfrine svendoliane e le promesse non mantenute durante dieci anni. Eppure, la farsa va...

27.11.14

UNICA RIVOLUZIONE: DAL PROFITTO ALL’ETICA



di Gianni Lannes


11 milioni di bambini muoiono ogni anno per acqua inquinata e denutrizione, 2 miliardi di persone non hanno l’energia elettrica, 2,5 miliardi di umani non hanno fogne, 1 miliardo di fratelli e sorelle non ha acqua incontaminata, 800 milioni di esseri umani sono denutriti, di cui 166 milioni hanno meno di 5 anni. Basterebbero 24 miliardi di dollari all’anno fino al 2015 per capovolgere positivamente la situazione. Eppure il mondo va in tutt’altra direzione: nel 2014 sono stati spesi più di mille miliardi di dollari per le spese militari.

LA POTENZA DEL BENE COMUNE

Mediterraneo - foto Gilan




 di Gianni Lannes


Non sono un maestro, o un depositario di verità, ma un ricercatore. Non posso dare consigli e neppure indicare la via maestra. Io stesso la ignoro. Che fare concretamente? Bisogna allargare l’orizzonte, affinché ciascuno possa rendersi conto di non essere il centro dell’universo, ma un essere umano pensante, che ha nella profondità del suo pensiero, e del suo cuore, se non le risposte, almeno le speranze per vivere a testa alta. Insomma, vi esorto ad avere fiducia nelle proprie capacità e nei propri limiti.

BARNARD, CHIESA, GALLINO, LANNES, MALANGA: SE UNITI IMBATTIBILI!


----Messaggio originale----
Da: alby1286@hotmail.it
Data: 26-nov-2014 19.51
A: <giuliettochiesa@gmail.com>, <luciano.gallino@unito.it>, <dpbarnard@libero.it>, <malanga@dcci.unipi.it>, <sulatestaitalia@libero.it>
Ogg: Uniti nella consapevolezza
Gentili Paolo Barnard, Giulietto Chiesa, Gianni Lannes, Corrado Malanga, Luciano Gallino,
scrivo questa mail perché ho capito grazie al vostro lavoro e a quello di numerosi, ma comunque pochi, altri studiosi che il tempo a disposizione per salvarci e per difenderci è ormai agli sgoccioli. Questa penso sarà l’ultima mail che scriverò a voi studiosi . Voi “studiosi della realtà” avete migliaia di pregi e siete stimabili e stimati per questo, ma avete un grave difetto: siete divisi. Ognuno di voi porta avanti un lavoro che cerca di custodire per sé, per il quale si impegna a mantenerne la proprietà e i diritti. Ognuno di voi, senza esclusione, si impegna nell’organizzare o partecipare a conferenze nel quale esprime il proprio pensiero e cerca di “aumentare o far nascere la consapevolezza della realtà” nelle persone. Ognuno di voi scrive o ha scritto libri, saggi, nel tentativo di diffondere i propri pensieri. 

26.11.14

HEDIA: ORA LA DENUNCIA PENALE PER STRAGE





riferimenti:

 http://sulatestagiannilannes.blogspot.it/search?q=hedia

NAVE HEDIA: LA STRAGE ITALO-FRANCESE


Algeri (2 settembre 1962): alcuni marinai italiani prigionieri nella sede diplomatica francese - foto Jim Howard (United Press International)


di Gianni Lannes


Ecco una storia sepolta dall'oblìo delle nazioni che merita un approfondimento. Perché? Sono state spezzate tante vite umane. Al bando le opinioni e le illazioni: espongo alla vostra sensibile attenzione di lettori, alcuni fatti incontrovertibili e documentati.

25.11.14

INFORMAZIONE LIBERA: IL TEMPO DEL DONO!



di Marta Ricci


Migliaia di persone ogni giorno e da ben due anni e mezzo leggono e scaricano utile documentazione da questo diario internautico. Eppure a tutt'oggi solo alcuni lettori (si contano sulle dita di una mano, a fronte di quasi 5 milioni di visualizzazioni) hanno fornito uno spontaneo contributo. 

L'informazione è il sale della democrazia, ma il lavoro di ricerca ha un costo economico, ormai insostenibile senza l'aiuto dei lettori. Non è intenzione dell'autore chiedere l'accesso a pagamento del sito, o dare spazio alla pubblicità, già richiesta ma rifiutata, bensì affidarsi al generoso e libero buon senso dei fruitori di notizie e documenti. La statistica registra che dall'1 ottobre al 25 novembre sono stati elargiti a SU LA TESTA!, 395 euro per finanziare l'attività di ricerca internazionale. Questa somma di denaro ha finanziato parzialmente l'indagine preliminare sulla strage di 19 marinai italiani, a bordo di nave Hedia. Dunque, al dono del tempo segue il tempo del dono. 


HEDIA: TRUCIDATI 19 MARINAI ITALIANI E LO STATO TRICOLORE INSABBIA

Algeri (2 settembre 1962): alcuni marinai italiani prigionieri nella sede diplomatica francese - foto Jim Howard (United Press International)

di Gianni Lannes



19 lavoratori del mare, 19 cittadini italiani, 19 nostri connazionali sono stati sequestrati dalla Marina Militare di Francia, imprigionati senza alcuna accusa ufficiale, torturati, esibiti come trofei e poi assassinati in Algeria. Il più giovane di loro, Giuseppe Uva, nativo di Molfetta, aveva solo 16 anni. Il governo Fanfani sapeva tutto, ma li ha lasciati uccidere.

24.11.14

ASSASSINATI 19 MARINAI ITALIANI: LA QUESTURA DI BERGAMO SI RIFIUTA DI ACCETTARE LA DENUNCIA PER STRAGE

di Accursio Graffeo

Questione complessa e questione procedurale in qualità di nipote non posso presentare denuncia di scomparsa di Filippo Graffeo alla Questura di Bergamo, questo è quello che mi è stato detto questa sera.

Roba da non crederci ma la Costituzione Italiana non dice questo, chiunque può denunciare una strage, certo non è colpa mia se nessuno l'ha fatto prima. A questo punto mi rivolgo direttamente in Procura visto che il Questore non riceve gente per questi motivi. Tanta amarezza capisco chi deve fare il proprio dovere, io non c'è l'ho con chi è al Front Office ma con chi ha preso la decisione senza che prima mi avesse fissato un incontro con il Questore. Non occorre essere esperti per capire come sono andate. Chiediamo fin d'adesso le scuse ufficiali del governo italiano e francese per la sparizioni di questi diciannove italiani.

STRAGE DELL'HEDIA: MENZOGNE E SEGRETI DEL GOVERNO ITALIANO



di Gianni Lannes


Il 22 gennaio 1964 il deputato pugliese Antonio Laforgia presentò l'interrogazione a risposta scritta numero 3721. Successivamente il sottosegreterio agli esteri Lupis, rispose con una raffica di menzogne. Così l'assassinio di 19 marinai italiani fu insabbiato fino ai giorni nostri.

 Algeri (2 settembre 1964): sede diplomatica francese: alcuni uomini dell'equipaggio di nave Hedia, prigionieri - foto Jim Howard (United Press International)



riferimenti:

http://sulatestagiannilannes.blogspot.it/search?q=hedia


pagina 4508:


pagina 1290:

LA STRAGE DI 19 MARINAI ITALIANI: OGGI LA QUESTURA DI BERGAMO NON ACCETTA LA DENUNCIA


Algeri (2 settembre 1962): sede diplomatica francese. Alcuni prigionieri italiani, marinai della nave Hedia (foto Jim Howard - United Press International)


di Gianni Lannes

Oggi lunedi 24 novembre 2014, il signor Accursio Graffeo si è recato presso la questura di Bergamo, per denunciare la strage della nave Hedia, nonché la scomparsa di ben 19 marinai italiani, tra cui suo zio Filippo. Sorpresa, il sovrintendente Narisi, si è rifiutato di ratificare la sottostante denuncia penale, adducendo pretesti fuorilegge, e riservandosi, come ha riferito Accursio Graffeo, di consultarsi con un dirigente superiore. Che singolare coincidenza. Anche nel 1962, epoca di sparizione del mercantile con l’intero equipaggio, il signor Romeo Cesca, padre del giovane marconista Claudio Cesca, denunciò i tragici fatti ai carabinieri di Trieste, che invece di inoltrare la denuncia alla Procura della Repubblica del capoluogo giuliano, la trasmisero alla prefettura. E così, il caso fu insabbiato già 52 anni fa. Adesso le autorità, sia pure periferiche, mandano in onda il medesimo copione. Forse, la Polizia di Stato, a Bergamo, non è al corrente dell’obbligatorietà dell’azione penale. Il reato di strage, non va mai in prescrizione.




ALLA PROCURA DELLA REPUBBLICA DI BERGAMO
PER IL TRAMITE DELLA QUESTURA DI BERGAMO

Il sottoscritto Accursio Graffeo nato a…………………………………………………………..
il ………………………………….. e residente a………………………………………………..
denuncia quanto segue..
Il 14 marzo 1962 scompare in circostanze misteriose nel Mar Mediterraneo, mentre faceva rotta verso Venezia, la neve Hedia. A bordo vi erano 20 marinai, di cui 19 italiani. Il giovane di coperta era mio zio Fillippo Graffeo.
A tutt’oggi non è mai stata realizzata sulla vicenda un’indagine giudiziaria, nonostante nell’immediatezza dei fatti, il signor Romeo Cesca, padre del marconista Claudio Cesca, di Trieste, avesse denunciato l’accaduto ai carabinieri proprio di Trieste. All’epoca, i responsabili dell’Arma trasmisero il predetto esposto invece che alla magistratura, alla Prefettura di Trieste.
Il 2 settembre 1962 l’inviato di guerra Jim Howard dell’Upi (Unites Press International) ha fotografato nella sede diplomatica francese di Algeri, un folto gruppo di europei prigionieri. Indi, quell’immagine è stata acquista dall’Ansa e pubblicata in Italia dal quotidiano Il Gazzettino di Venezia il 14 settembre 1962. In seguito ben cinque uomini dell’equipaggio, tra cui Fillippo Graffeo, Claudio Cesca, Elio Dell’Andrea, Filippo Balboni e Federico Agostinelli (comandante) sono stati effettivamente riconosciuti dai parenti stretti.
Sono trascorsi 52 anni ma quei cittadini della Repubblica italiana non sono più tornati a casa, e sono stati dichiarati addirittura dispersi in mare. Poiché l’azione penale è costituzionalmente obbligatoria, e poiché una strage non va mai in prescrizione, chiedo che sia fatta piena luce su questi tragici fatti, chiedo altresì che sia fatta giustizia. Mia nonna, Rosa Guirreri, madre del marinaio Filippo Graffeo, ha 98 anni e reclama la verità sulla scomparsa di suo figlio.
Mi riservo la costituzione di parte civile per gli eventuali reati che saranno ravvisati dall’A.G., e chiedo di essere informato in caso di eventuale richiesta di archiviazione del procedimento.
Allego alla presente denuncia, una copia della telefoto scattata ad Algeri nella sede diplomatica francese, il 2 settembre 1962 da Jim Howard dell’Upi e acquistata dall’Ansa, nonché uno stralcio del quotidiano Il Gazzettino di Venezia del 14 settembre 1962.
In fede
Bergamo, 24 novembre 2014                               Accursio Graffeo

GIANNI LANNES A VITTORIO VENETO IL 29 NOVEMBRE 2014


ASINI, ALTRO CHE UMANI

Gargano - foto Gianni Lannes (tutti i diritti riservati)



 di Gianni Lannes

La sua età si riconosce dai denti. Si accontenta di alimenti più grossolani, ma tiene molto alla bontà dell’oro blu. Esige, infatti, acqua limpidissima e pura; meglio se leggermente salata. Il suo latte fa miracoli. Sfruttato, maltrattato, poi dimenticato, fino a rischiare l’estinzione dopo 5 mila anni di onorato servizio per l’uomo. 

LUCANIA: LA DISCARICA PETROLIFERA EUROPEA

Viggiano - foto Gianni Lannes



di Gianni Lannes



Ogni giorno tre milioni e mezzo di tonnellate di reflui derivanti dall'estrazione degli idrocarburi in Val d' Agri vengono reiniettati nel sottosuolo, e dunque nelle falde acquifere. Da almeno un decennio, dalle sorgenti d'acqua zampillano i veleni di scarto dell'industria petrolifera che sta rapinando le risorse del popolo lucano.

ITALIA: ARMA DI GUERRA SEGRETA UNITED STATES OF AMERICA



di Gianni Lannes




«Il MUOS è il programma di comunicazione satellitare a banda stretta di nuova generazione del Dipartimento della Difesa creato per sostenere le operazioni militari USA e NATO in tutto il mondo».

E' quanto si legge sul sito dell'ambasciata United States of America in Italia dal 13 febbraio 2013. Dunque, i padroni del Belpaese (a far data dal 3 settembre 1943) reclamizzano un'arma per fare la guerra al mondo, per annientare la vita, per dominare e schiavizzare il genere umano, impiantata abusivamente a Niscemi in Sicilia.





Eppure, almeno sulla carta l'articolo 11 della Costituzione parla chiaro:


"L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali".


E allora, come mai il presidente della Repubblica unitamente al capo delle forze armate, ovvero lo stesso individuo, non protesta? Quanta ipocrisia, quanta retorica, quanta omertà istituzionale.


Ma i pacifinti italidioti perché non fiatano? E i grullini non starnazzano più? Infatti, una delegazione di onorevoli pentastelluti, ha visitato in gita premio la struttura bellica in Sicilia. Conseguenze? Nessuna. Neppure, un flebile comunicato stampa.
 
D'altronde, Grillo & Casaleggio bazzicano dal 2008 le sedi diplomatiche anglo-americane nel Belpaese, proprio di quei criminali impuniti che hanno azzerato la nostra sovranità e comandano a bacchetta governo e parlamento tricolore. Se piovono "bombe d'acqua" la Natura non c'entra, piuttosto chiedete conto ai padroni a stelle e strisce. Lo zio Sam ha trasformato il cielo d'Europa in una camera a gas. A proposito: dateci un taglio con le farse telecomandate, non incantano più.



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